ROMA, 7 aprile 2011 - “I AM A MAN”. Questa dichiarazione, apparentemente ovvia, veniva issata sui cartelli di protesta nell’America degli anni ’50 e ’60. Erano gli anni in cui M.L.King guidava le battaglie per i diritti civili e per la difesa dei poveri in America e nel mondo. Alla battaglia per, King accompagnava la battaglia contro, contro la guerra, contro la distruzione di vite umane, contro la devastazione del creato operate dalle bombe al Napalm.
A qualche giorno dalla ricorrenza di quel 4 aprile, una barcone con decine e decine di profughi si capovolge nel Canale di Sicilia, causando morte e disperazione. La morte di King viene così moltiplicata, ma non viene messa a tacere la voce di quanti gridano contro la violenza della guerra che crea profughi e distruzione, contro la violazione dei diritti di qualsiasi persona, indipendentemente dalla sua nazionalità, contro le politiche sorde al grido dei diseredati e comunque sempre troppo lente nel mettere in atto inversioni di rotta nel degrado e nell’imbarbarimento a cui assistiamo, spesso impotenti, ma non senza disgusto e senza una parola di protesta.
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(Tratto da http://salvatorerapisarda.it/)
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