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Mottola: Seminario sulla trasformazione dei conflitti

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MOTTOLA (TARANTO), 9 novembre 2016 - Di certo finanche nel momento dell’Agape comunitaria è stato tangibile non soltanto quanto è buono e piacevole che i fratelli e le sorelle dimorino insieme, ma soprattutto quanto le differenze, geografiche culturali linguistiche ideologiche possono e devono costituire la base per il benessere e il benvivere individuale e collettivo nella convivenza e nell’accoglienza reciproca. Sebbene sempre più spesso accada il contrario.

 

Molto illuminante e coinvolgente è stato in tal senso il seminario svolto nella mattinata e nel pomeriggio di  sabato 22 ottobre nella chiesa battista di Mottola con il pastore battista americano Daniel Buttry e il missionario zimbawese Lancelot Muteyo proprio sulla trasformazione dei conflitti. Attraverso animazioni, letture bibliche, lavori di gruppo, cartelloni e giochi di ruolo chi ha partecipato ha inevitabilmente sentito il coinvolgimento individuale e proprio della sua vicenda personale: chi non ha vissuto conflitti divenuti piuttosto veri e propri scontri? chi non ha sofferto nell’essere ai margini di una situazione nella quale c’è una corrente dominante che decide e magari esclude? chi per una erronea percezione e gestione del conflitto non ha nell’animo ferite dolorose anche profonde?

E qui la metafora dei “calzini”, che ha fatto da sottofondo pure durante tutta la predicazione della domenica successiva, è stata, è il caso di dire, calzante! Il pastore Buttry ci ha raccontato, infatti, una delle sue esperienze missionarie in Liberia durante la quale l’aver portato nella valigia qualche paio di calzini in più gli ha dato la possibilità di aiutare un individuo che aveva i piedi completamente piagati da un paio di scarpe di cuoio duro calzate senza protezione. Ecco che i calzini sono un aiuto concreto, sono la possibilità di curare e guarire le ferite, sono l’opportunità di continuare il cammino insieme. Ed ecco che “noi siamo i calzini” (“We are the socks” è il titolo del suo libr

 

o) e possiamo fare la differenza nelle situazioni drammatiche di spaccatura di violenza e di conflitto. Come quelle cruente eppure pulsanti di speranza che ci ha raccontato Lancelot Muteyo,  parlandoci della missione nello Zimbawe, o come quelle che viviamo quotidianamente in famiglia, in chiesa o sul luogo di lavoro.

Il seminario, al quale hanno partecipato anche le comunità di Matera e di Conversano, è terminato proprio con indicazioni precise per negoziare in modo disciplinato il conflitto, vero e proprio luogo sacro, che è da vivere come un’opportunità di cambiamento e di miglioramento: per questo alla fine non c’è chi vince e chi perde ma, nell’ascolto reciproco, vi è la soluzione partecipata e condivisa.

La domenica di lode e insieme di confessione di peccato e annuncio della Parola si è conclusa con la lunga agape comunitaria durante la quale la lingua italiana, quella inglese e addirittura quella araba, unica lingua parlata dalla famiglia siriana, profuga di guerra convertitasi al battismo, ospitata in un paesino vicino e con la quale abbiamo stabilito contatti da due settimane, si sono incontrate in un incredibile scambio di convivialità. Perché “Umuntu umuntu ngabantu”: una persona è una persona con la gente!


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