Memorie
- Storia di nuovi colportori nel tempo dell’ecumenismo di Pinuccia De Crescenzo Mariani
- Gittò la tunica… di Angelo Chiarelli
Storia di nuovi colportori nel tempo dell’ecumenismo
di Pinuccia De Crescenzo Mariani
Dormivo e sognavo che la vita era gioia; mi svegliai e vidi che la vita è servizio; volli servire e vidi che servire è gioia. (Tagore)

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Sì, è vero: servire è gioia! Questo l’ho scoperto adesso, dopo più di 15 anni che mi occupo della vendita delle bibbie e di altro materiale di evangelizzazione nella comunità battista di Mottola. Il banco molto vario - anche grazie al fatto che sono socia della Società biblica e in contatto col fratello Pasquale Iacobino che cura la libreria Claudiana a Firenze - presenta bibbie di tipo differente, per grandi e per piccini, dalla Diodati alla Luzzi all’interconfessionale, e per questo mi permette di dialogare con le persone dentro alla comunità ma anche fuori.
In occasione del cinquecentenario della nascita di Calvino c’è stata una straordinaria offerta sulle bibbie e ne ho ordinate al fratello Pasquale un centinaio di copie, non tante in verità poiché la comunità di Mottola è grande e ne acquista abbastanza; a ciò si aggiungono gli incontri ecumenici durante i quali ho occasione di venderne ai fratelli e alle sorelle cattolici, compresi i parroci che addirittura me le ordinano quando mi incontrano per strada.

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In un incontro della recente SPUC (Settimana per l?unità dei Cristiani) a un caro amico e fratello cattolico simpatizzante della comunità, Gregorio Mongelli, che possiede una palestra, ho mostrato questa bibbia dal costo di un settimanale: ne ha comprate subito quattro, e poi otto, e poi ancora otto… be’, per circa un mese, ogni volta che andavo in palestra, mi diceva di portargliene altre perché non ne aveva più! Ha venduto bibbie a quasi tutti quelli che frequentano la palestra spiegando l’importanza di averla e di leggerla, coinvolgendomi quando ero presente. Che gioia! E pensare che, sin da quando ero bambina e frequentavo la chiesa cattolica, perché mio padre lo era, il fatto di avere mia madre protestante mi ha permesso di conoscere le due realtà e di essere spronata a leggere per capire e rendermi conto di persona di come stessero le cose… ma, ahimè, non avevo una bibbia e non conoscevo nessuno che me la potesse prestare! Così ho incominciato a ‘rubare’ con intelligenza 5-10 lire ogniqualvolta mi mandavano a fare la spesa, riuscendo a mettere da parte 1.300 lire per poter comperare una bibbia tutta mia. Me la feci comperare dal padre di una mia cara amica, Antonio Greco, che era l’anziano della chiesa battista: è stata la bibbia che mi ha fatto fare la scelta di seguire la chiesa evangelica, che ha fatto convertire me prima e poi mio marito, che ha guidato l’educazione dei miei figli e la conservo ancora gelosamente.
Spero di poter continuare in questo servizio fino a quando avrò la vita e la forza e di fare più e meglio per la lode e la gloria del nostro Signore Gesù!
Torna suGittò la tunica…
di Angelo Chiarelli
- La donna benché piccola che sia vince il diavolo in furberia, disse Dante.
- Chi dice uomo dice danno, chi dice donna dice malanno, disse Dante.
- Non ti curar di lor, ma guarda e passa, disse Dante.
Mio nonno Francesco Nicola aveva diverse caratteristiche che lo facevano risaltare. Fra le tante, una era la sua lunga barba bianca che gli dava un senso di imponenza che altrimenti non avrebbe avuto data la sua modesta statura. Un’altra era certamente il fatto che aveva un detto o un proverbio per ogni occasione, con una particolarità originale in quanto tutti i suoi motti erano attribuiti a Dante.
Una fioritura particolare riguardava le donne:
E così via. In particolare, ogni volta che, vicino o lontano, appariva la lunga tunica nera del curato, D. Michele, mio nonno se ne usciva in una espressione dal tono abbastanza erudito. Ma prima di riferirla, desidero ricordare altri due piccoli particolari. Il primo è che mio nonno non andava mai a messa. La domenica mattina scendeva puntuale nella piazzetta antistante la piccola chiesa, nel punto più basso del villaggio, e insieme agli altri maschi faceva una specie di corridoio attraverso il quale le donne erano costrette a passare. Più volte il curato si era rivolto ai carabinieri del comune vicino, ma senza alcun risultato, se si esclude un commento beffardo di papanonno (così lo chiamavamo noi nipoti):
Il secondo aveva una ricorrenza annuale, perché si verificava esattamente ogni 26 agosto. Il 26 agosto era l’anniversario della morte di mio padre, venuto meno quando io avevo dodici anni. Bisogna premettere che mio nonno era l’ufficiale postale del villaggio, pur avendo frequentato le scuole solo fino alla seconda elementare, e che tutti i maschi del villaggio, all’arrivo del procaccia, che portava la posta a piedi dall’ufficio centrale del comune, distante nove chilometri, si affollavano all’interno dell’ufficio postale o fuori se non c’era posto. Anche il curato era sempre presente ed allungava il lungo collo per controllare se qualche missiva a lui diretta non veniva messa nella borsa del portalettere. Ebbene ogni 26 agosto mio nonno chiedeva:
- Don Michele, può dirmi per piacere quanto costa far recitare una messa di suffragio?
- Don Francesco Nicola, voi lo sapete, costa cinque lire.
-Non dite che io non faccio celebrare una messa in suffragio del mio povero Giovannino per tirchieria. Ecco qui cinque lire. Ma non allungate la mano, non sono per voi. Ehi, uno di voi, aggiungeva rivolgendosi agli altri presenti, fate entrare Natale.
Entrava Natale, il pazzo del villaggio, con un sorriso che gli arrivava alle orecchie, e nonno:
- Ecco, Natale, cinque lire da spendere come vuoi. In ricordo di mio figlio...
E il detto che in ogni occasione, all’avvicinarsi di Don Michele, mio nonno pronunciava era:
- Gittò la tunica Martin Lutero, gitta i tuoi vincoli, uman pensiero, disse Dante.
A me quelle parole arcane piacevano moltissimo ed avevo imparato anch’io a ripeterle ogni volta che vedevo D. Michele o un altro prete. Nessun problema per qualche anno. Ma in seconda media, quando frequentavo a Potenza il seminario cattolico, un giorno all’arrivo in classe del professore di storia, alto ed avviluppato in una lunghissima zimarra, mi venne spontaneo di dire:
- Gittò la tunica Martin Lutero, gitta i tuoi vincoli, uman pensiero, disse Dante.
Credo di aver pronunciato le parole a voce troppo alta, fatto sta che il professore D. Carlo cominciò ad urlare:
- Chi ha bestemmiato? Chi ha parlato di Lutero? Sarete tutti puniti, se non esce il colpevole.
Dopo qualche minuto, io mi alzai e dissi:
- Sono parole di mio nonno, lui diceva sempre…
- Ho capito che cosa diceva. E’ una bestemmia detta da un ignorante, perché Dante non poteva parlare d’un eretico pericoloso che è nato quasi tre secoli dopo di lui. Comunque tu, Chiarelli, resterai per due ore in ginocchio dietro la lavagna e poi, durante le ore di ricreazione, scriverai per duecento cinquanta volte su un quaderno : Mio nonno è un ignorante.
Tutto andò come ordinato, con un piccolo particolare. Non si può rimanere per due ore in ginocchio senza fare nulla. Io passai il tempo tirandomi uno ad uno tutti i peli delle sopracciglia, tanto che quando lasciai la lavagna alle spalle, sembravo un mostro!
- E’ la sorte dei malvagi, commentò il professore.
A parte il fatto che da allora ho avuto sopracciglia estremamente folte, fu in quel momento che decisi di affrontare papanonno alle prossime vacanze.
Così feci. Gli chiesi:
- Papano', com’è possibile che Dante parlasse di Lutero, il peggiore eretico che sia mai esistito, tre secoli prima che Lutero nascesse?
Ne ebbi una risposta secca:
- Questo ti basti, e più non dimandare, disse Dante.
Dovetti aspettare ancora molti anni prima di risolvere l’enigma.
Indirettamente la soluzione è collegata al mio servizio militare. Eravamo verso la fine della guerra e io fui distaccato con la mia compagnia di genieri a Verona per fare la guardia in un campo adibito a raccolta di prigionieri provenienti da ogni parte del fronte. Ricordo, tra l’altro, di aver fatto conoscenza con un prigioniero russo, Ivan, che dava fondo a tutto il cognac che riuscivo a racimolare e con il generale tedesco Wolf, anche lui prigioniero. Quest’ultimo diceva che io ero sehr gut, perché ero gentile con lui e gli portavo del pane fresco, mentre il suo rancio comprendeva solo cibo in scatola e gallette secche. Facevo lo stesso trattamento anche agli altri prigionieri tedeschi che mi venivano affidati racimolando tutto il pane che avanzava nel nostro reparto e dividendolo fra di loro.
Fu in quel periodo che assistetti al rientro di alcuni scampati dai campi di sterminio tedeschi per essere ricoverati nell’ospedale del posto. Dalle ambulanze non venivano scaricati sulle barelle, ma trasportati in braccio come dei bambini. Gli infermieri dicevano a noi che stavamo lì attorno a guardare addolorati ed increduli che quei poveretti pesavano fra i trentacinque e i quaranta chili.
Il generale Wolf mi regalò una camicia e un binocolo di marca Zeiss. Non ricordo che fine abbia fatto la camicia, ma il binocolo fu scambiato qualche anno dopo con due bellissimi volumi delle opere complete di Carducci. Il baratto avvenne con mio fratello Cenzino.
Tuffarmi nelle poesie di Carducci rinnovò un piacere che mi riportava agli anni della scuola media. Ma fu anche una scoperta.: Carducci non era soltanto il poeta di Il Bove, S. Martino, Il Parlamento…ma anche di Alle Fonti del Clitumno…e tante altre poesie, e poi un giorno scoprii A Satana, scritto nel 1863.
Qui scoppiò la folgore:
E voi, che il rabido
Rogo non strusse,
Voci fatidiche,
Wicleff ed Husse
A l’aura il vigile
Grido mandate:
S’innova il secolo,
Piena è l’etade.
E già, già tremano
Mitre e corone:
Dal chiostro brontola
La ribellione,
E pugna e prèdica
Sotto la stola
Di fra’ Girolamo
Savonarola.
Gittò la tunica
Martin Lutero;
Gitta i tuoi vincoli,
Uman pensiero.”
Come erano arrivati questi versi a mio nonno? Comunque i suoi tempi dovevano essere stati più tolleranti e rivoluzionari dei miei, e questo vale anche per l’inizio del terzo millennio. Naturalmente il Satana di Carducci non è il Satana della Bibbia, ma è il simbolo del progresso che viene osteggiato perché sfida
…il dio
De’ rei pontefici,
De’ re cruenti..
Satana è visto come un treno:
Un bello e orribile
Mostro si sferra,
Corre gli oceani,
Corre la terra:
Corrusco e fumido
Come i vulcani,
I monti supera,
Divora i piani….
Sacri a te salgano
Gl’incensi e i voti!
Hai vinto il Geova
De i sacerdoti.
E sorpresa delle sorprese, a proposito di Martin Lutero ho trovato fra le altre poesie anche due sonetti.
MARTINO LUTERO
Due nemici ebbe, e l’uno e l’altro vinse,
Trent’anni battaglier, Martin Lutero;
L’uno il diavolo triste, e quello estinse
Tra le gioie del nappo e del saltero;
L’altro, l’allegro papa, e contro spinse
A lui Cristo Gesù duro e austero;
E di forza i lombi suoi precinse,
E di serenità l’alto pensiero.
Nostra fortezza e spada nostra Iddio –
A lui d’intorno il popol suo cantava
Con l’inno ch’ei gli diè pien d’avvenire.
Pur, guardandosi a dietro, ei sospirava:
Signor, chiamami a te: stanco son io:
Pregar non posso senza maledire.
LA STAMPA E LA RIFORMA
Credo – diceasi; e, come fiere in lustre,
Sonnecchiando giacean nel chiostro nero
Codici immani, e il tardo augel palustre
Porgea la penna al fulmine del vero.
Penso – si disse; e dritta in piè l’industre
Arte diè di metallo ali al pensiero,
Ed ad ogni scoter d’ala uscia d’illustre
Guerra dal torchio il libro messaggero.
Ed esce e vola, e al monte e al pian ragiona
Il piccol libro; e in fier sassone metro
E latin l’alta sfida a Roma intona.
Vola; e per l’aere ancor da’ roghi tetro
Al Zuiderzèe che lieto i lidi introna
Gitta di Carlo quinto e spada e scetro.
P.S. In molte altre poesie, e in particolare in: Laude spirituale, Al Beato Giovanni della Pace, La scomunica, Voce di preti, Voce di Dio, Alle fonti del Clitunno, Carducci esprime con forza la sua posizione laica.
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