I battisti in libreria
Recensione a cura di Salvatore Rapisarda
Martino Barazzuoli, Gli evangelici a Ferrara, cento anni e oltre, Chiesa Evangelica Battista di Ferrara, stampato ma non pubblicato, anno 2007.
L’autore, membro della chiesa battista di Ferrara sin dal 1964, valdese di origine, ci fornisce un quadro non soltanto dell’attuale chiesa battista, sorta agli inizi del secolo scorso ma, letto a ritroso, ci parla della collaborazione tra battisti, metodisti e valdesi, del lavoro delle chiese dei fratelli, delle chiese libere, con accenni particolari a Piero Guiccirardini, Teodorico Pietrocola Rossetti, Alessandro Gavazzi, dell’opera di missionari inglesi quali James Wall e Edward Clarke e americani della Southern Baptist Convention e persino della presenza di un testimonianza sin dal tempo di Renata di Francia, che nel 1528 andò a Ferrara sposa del Duca Ercole II d’Este.
La lettura del testo è scorrevole e piacevole e i quadri dei personaggi descritti ci vengono incontro come dei bozzetti disegnati con colpi rapidi e incisivi. Facciamo così la conoscenza di diversi credenti, uomini e donne, specialmente ferraresi, che hanno lasciato un segno della loro fede e della loro testimonianza in un contesto niente affatto facile, a causa dello strapotere e della chiusura del clero cattolico.
Al di là delle difficoltà obiettive dovute al contesto religioso, sociale e politico, la chiesa e le sue attività non vengono presentate con toni altisonanti. Vi è una sobrietà che certamente si addice nel presentare l’opera umana, anche quando questa si addentra nell’opera del Signore, nella predicazione della sua parola, nella edificazione di una chiesa. La chiesa è presentata con i suoi alti e bassi, con i suoi momenti di crescita, ma anche con le sue defezioni. L’emigrazione, le guerre, i mutamenti politici e quelli insiti nelle nuove condizioni economiche dovute all’industrializzazione, ai nuovi mezzi di produzione agricola, allo sviluppo del terziario sembra si siano abbattuti sulla chiesa creando danni, più che fungere da opportunità di crescita. Il quadro che se ne ricava è di una chiesa introversa, seriamente in difficoltà nel dialogare col mondo di fuori. Tuttavia, si colgono alcuni momenti che mostrano un aspetto dell’attività della chiesa e dei suoi membri proiettati in una dimensione veramente qualificante per la testimonianza e la società. Uno di questi si legge a pg 51: “Se durante la lunga dittatura fascista la comunità battista di Ferrara non fu fatta segno di manifeste persecuzioni…si deve soprattutto all’alta considerazione di cui godeva negli ambienti cittadini il pastore Tonarelli – che per molti anni ricoprì con rettitudine e capacità la carica di segretario del comitato provinciale della Croce Rossa Italiana – e alla stima che i membri di chiesa si erano saputi guadagnare, nonostante il fatto che alcuni di loro fossero apertamente ostili al regime”.
Un altro esempio si trova a conclusione del volume. Qui viene riportato il testo che la comunità aveva preparato perché fosse letto in pubblico in occasione dell’anniversario dell’”Eccidio del Castello”, nel quadro delle celebrazioni per la Resistenza. Quel testo, letto da Valdo Corai, a quel tempo pastore a Ferrara, ci dà il respiro che si gode quando la parola evangelica esce dal chiuso e viene annunciata al mondo in solidarietà con le vittime e in annuncio profetico di un mondo di pace costruito con costanza e serietà (“sacrificio”) senza facili scorciatoie. Ci si rende facilmente conto che non sempre si possono avere momenti alti ma, perché quei momenti vengano colti e non sprecati, è necessario avere una comunità vigilante, nutrita dalla parola di Dio, fortificata nella preghiera e accompagnata dallo Spirito del Signore. In questo la fede e la costanza di tutti i membri di chiesa, dai più piccoli ai più grandi, così come ha ben messo in evidenza l’autore, è fattore determinante e da valorizzare in ogni modo.
I battisti in libreria
Note a cura di Franco Scaramuccia
Laura Ronchi De Michelis, "Una pagina dell'evangelismo italiano: la Scuola Teologica Battista di Roma (1901-32)" in L. Ceci e L. Demofonti (a cura di) Chiesa, laicità e vita civile. Studi in onore di Guido Verucci, Ed. Carocci, Roma 2005 pp. 247-262.
L'autrice inquadra l'apertura della Scuola a Roma ad opera di D. G. Whittinghill nell'ambito della storia dell'evangelizzazione dell'Italia degli inizi del 1900. La Scuola ebbe sede nel primo e secondo piano dell'edificio di piazza in Lucina e cominciò con sette studenti, di cui sei provenienti dal cattolicesimo. Gli studenti, cui era chiesta la licenza liceale, godevano di vitto ed alloggio oltre ad una borsa di studio di lire 25 per chi non aveva mezzi propri o familiari per sostenersi. Il corpo docente era composto da Whittinghill, G. B. Taylor, N. H. Shaw, E. Paschetto, G. F. Anderson, cui si aggiunsero nel corso degli anni L. Paschetto, H. J. Piggott, D. Scalera, M. Rossi, G. Avolio, Adelaide Fasulo. L'autrice segue le vicende della Scuola, che era stata costretta a sospendere l'attività durante la prima guerra mondiale per riprendere nel 1923 con il corpo docente fortemente rinnovato, fino alla sua chiusura che avvenne per il venir meno dei finanziamenti americani: nel frattempo circa 80 studenti erano passati per le sue aule. E' interessante anche l'accento messo sulla presenza dei Battisti nel dibattito culturale dell'epoca attraverso la "Biblioteca di Studi Religiosi" e le riviste "Bilychnis" e "Conscientia".
Franco Scaramuccia, "Leone Garbarino, predicatore dell'Evangelo e combattente per la libertà" in C. Papini (a cura di) Gli evangelici nella Resistenza, Ed. Claudiana, Torino 2007 pp. 211-235.
Usualmente si fa risalire la nascita della Chiesa battista di Chiavari alla persona e all'opera del pastore G. Arbanasich ma ci si dimentica che uguale importanza come cofondatore ebbe Leone Garbarino (1882-1953), il quale chiamò Arbanasich a Chiavari, offrì la sua casa per fondare la Chiesa nel settembre 1912 e favorì gli inizi portando con sé i superstiti della Chiesa valdese di Chiavari, che era stata chiusa nel frattempo. L'autore segue la vita di Garbarino dalla sua conversione ed ingresso nella Chiesa valdese, alla fondazione della Chiesa battista, al suo forte impegno nella vita civile fino alla sua morte ed alla sua sepoltura nell'antico cimitero valdese di Favale di Malvaro. L'autore utilizza numerose fonti esterne per descrivere la vita di Garbarino, ben conosciuto nella città di Chiavari: repubblicano, interventista nella prima guerra mondiale, antifascista durante il ventennio, combattente nella guerra di liberazione nella Brigata Mazzini ma soprattutto predicatore della Parola ed evangelista itinerante fra i contadini della Valfontanabuona, che tanto amò e seguì con passione durante la sua vita
| < Prec. | Succ. > |
|---|
- 02/03/2010 14:19 - Colloquio teologico battista
- 06/05/2009 09:50 - MFEB
- 06/05/2009 09:48 - Il Seminatore
- 06/05/2009 09:41 - Memorie
- 06/05/2009 09:23 - Meditazioni



Libri sul battismo





