I battisti

Unione Cristiana Evangelica Battista d‘Italia

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La libertà del Vangelo - Meditazione su Gal. 4: 4-6

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MOTTOLA (TARANTO), 10 maggio 2011 -

Sorelle e fratelli,


devo cominciare col dire che persona più appropriata di me per meditare su questo brano biblico, forse, non c’è e non soltanto per il nome e cognome che ho, ma perchè per me l’ecumenismo è di casa: il Signore mi ha grandemente benedetta facendomi sposare quattro anni fa con un cattolico (e le circostanze hanno pure voluto che fosse il giorno 8 dicembre!). Inoltre sono nata da genitori entrambi cattolici (mia madre faceva quasi la chierichetta!), poi convertitisi al protestantesimo, e in famiglia abbiamo sempre sentito, coltivato e sostenuto nel nostro piccolo comune, Mottola in provincia di Taranto, e nella diocesi di Castellaneta, gli incontri ecumenici che da tempo ormai vanno anche ben oltre la sola Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani di gennaio. Infatti, con le donne (ma coinvolgendo sempre gli uomini!), sia della comunità battista sia delle parrocchie cattoliche, da anni celebriamo insieme la Giornata Mondiale di Preghiera ecumenica di marzo e organizziamo incontri che si sono svolti sia nell’ambito del trascorso “Decennio ecumenico delle chiese in solidarietà con le donne” e del decenni appena concluso  “Vincere la violenza”.

 

Il tutto non avviene, però, senza difficoltà: gli impegni di chiesa sono tanti, poi, magari, sono sempre le stesse persone a fare tutto e poi… poi ci sono sempre delle resistenze, quelle di chi ritiene che questi incontri ecumenici non portino a nulla di concreto.

 

Per me, in verità, non è nulla che sorelle e fratelli cattolici che non erano mai entrati nel luogo di culto ‘protestante’ del paese si sentono accolti, a loro agio e pregano spontaneamente; per me non è nulla che una sorella che non aveva mai fatto qualcosa di così visibile nella sua parrocchia sia salita sul pulpito a condurre la liturgia o abbia dato il messaggio; non è nulla ascoltare anche un prete o il vescovo predicare la Parola del Signore in un contesto fraterno e sorerno; non è nulla che si canti insieme portando ognuno il proprio contributo musicale e canoro; e non è nulla che alla fine di ogni incontro ci si dica di non far passare tanto tempo per organizzarne un altro.
È proprio nel confronto con “l’altro”, a cui è correlato quello che K. Barth chiama il “totalmente Altro”, che conosco e comprendo meglio la mia identità acquisendo piena consapevolezza del mio ruolo nel mondo. È proprio nel concetto importante e da difendere di differenza, che porta con sé dialogo e accoglienza, e non nella esasperata diversità, che diverge e si scontra, che c’è la cristianità vera autentica e vissuta. Quella di Gesù Cristo, appunto. Gesù ha parlato con tutti/e e a tutti/e, Gesù ha incontrato, guarito, ascoltato, interpellato… si è anche adirato come sappiamo, ma il suo messaggio di riconciliazione e non violenza è il fulcro del suo ministerio.
Così come lui è il fulcro dell’Evangelo e intorno a lui c’è stato tutto un mondo popolato da donne e uomini che hanno testimoniato, ognuno a modo suo (basti pensare agli stessi evangelisti!), della loro fede. Proprio come noi oggi. Quale visione vi è più meravigliosa di questa circolarità concentrica che si incrocia e si dispiega in tutto il creato da più di 2000 anni?!
E tutto questo è possibile per mezzo di un “sì” detto a Dio che sceglie e chiama, così, inaspettatamente, a un certo punto della nostra esistenza, quando viene la pienezza del tempo.

Oggi è così, così è stato per molte donne e molti uomini nel passato e così è stato per colei che l’apostolo Paolo chiama semplicemente “donna”, una donna giovanissima, umile e, quindi, di basso ceto sociale, come lei stessa canta nel Magnificat, che si è lasciata coinvolgere, per fede, in eventi infinitamente più grandi di lei. Come madre di Gesù, Maria ha svolto un ruolo unico nella storia della salvezza. La sua storia e la sua persona costituiscono un esempio di grande fede, e di fiducia aggiungerei, in Dio che lei riconosce come unico Salvatore: lo stesso Lutero ha dedicato uno dei suoi scritti più famosi al commento dell’inno che l’evangelista Luca le attribuisce, il Magnificat appunto.
Voi, care sorelle e cari fratelli, non potete immaginare quanto mi è caro il potermi soffermare proprio su questo “donna”. Trent’anni fa nasceva la teologia femminista che, con la teologia della liberazione, essendo per sua vocazione pluralista e attenta al valore delle differenze tutte che arricchiscono l’umanità, è perciò stesso ecumenica.
Nel suo percorso travagliato, ma a volte anche tortuoso, la teologia femminista ha partorito prima la Bibbia della donna (di E. C. Stanton) e un anno fa circa, in Germania naturalmente, la Bibbia in linguaggio inclusivo (o corretto) che ha suscitato, com’era prevedibile, molte critiche. Ora per questioni anche di tempo non posso soffermarmi sull’analisi dei pro e dei contro di questa traduzione (che parla di discepoli e discepole, profeti e profetesse, ma anche di farisei e farisee!), ma davvero non posso prescindere da quello che è diventato col tempo il mio punto di vista di credente cristiana: il punto di vista delle donne sulle e nelle sacre scritture che determina necessariamente una differente presa di posizione sulla e nella quotidianità, fra passato e presente. [Questo grazie al percorso di fede nella chiesa evangelica battista (iniziato sin da fanciulla e continuato dopo il battesimo per immersione a 15 anni) con i miei genitori (in particolare con mia madre), percorso proseguito nella Federazione Giovani Evangelici in Italia e attualmente nella Federazione Donne Evangeliche in Italia a cui bisogna aggiungere la fondamentale riflessione sull’uso sessista che si fa della lingua italiana.]
Per quanto tempo le donne della Bibbia, le nostre antenate nella fede, sono state ignorate? Quante donne ha incontrato lo stesso Gesù durante la sua missione: di quali ci ricordiamo? Era forse Gesù favorevole a un modello patriarcale e gerarchico o a un modello di famiglia e di società basato sul principio dell’amore tra uguali? Quanta sofferenza vi è stata e vi è ancora nel mondo a motivo di una visione distorta delle sacre scritture e proprio nel cristianesimo! Che indicibile sofferenza quella delle donne e delle bambine per colpa delle tradizioni e dei silenzi che le circondano! Ecco la necessità di ben due Decenni ecumenici per riflettere su queste situazioni e per vincere le disuguaglianze e le violenze a partire proprio dalle nostre chiese!
Gesù ci invita a essere servi e serve ma reciprocamente e Paolo con questa lettera ai Galati ribadisce che la  condizione dei credenti è una situazione di profonda libertà e che bisogna vivere secondo lo stile dello Spirito e non secondo l’egoismo e la legge. Non siamo più schiavi: con Gesù siamo figli e figlie di Dio! Non più vecchi discorsi ma comprensione del significato profondo delle Scritture.
Il messaggio è quello della libertà del Vangelo che corrisponde, soltanto per fare un esempio, alla libertà di Maria (che non si è consultata col padre o col fidanzato) di dire spontaneamente e prontamente “sì” e alla nostra libertà oggi e ogni giorno di dire sì a Gesù Cristo e di seguire solo e soltanto lui. Con tutte le difficoltà, le prove, i momenti di fragilità… che ci possono essere. Ma anche, lode a Dio, con tutte le grandi gioie come quella di questo incontro!
La venuta di Cristo, dice l’apostolo Paolo, ha avuto fra le altre come conseguenza la possibilità data ai/lle credenti di rivolgersi a Dio chiamandolo Abbà, Padre: a quei tempi questa fu un’innovazione radicale nella spiritualità ebraica e cristiana! Una delle tante innovazioni di questo Gesù così rivoluzionario: “Che figlio  veramente strano!” avrà pensato Maria ogni volta sorpresa e spiazzata dal suo comportamento!
Oggi possiamo rivolgerci a Dio chiamandolo Madre e… lo so, lo so: fa davvero uno strano effetto ma sappiate che le sensazioni negative, e positive, che questo termine evoca sono probabilmente le stesse che l’uso di Abbà evocava nel I secolo.
Ricordo i primi versi di una poesia contenuta in un libro di scuola di mia madre: “La mamma è come un albero grande che tutti i suoi frutti ti dà…” Riflettendoci, a questi versi possiamo aggiungere che sono i rami più carichi di frutti quelli che s’inchinano verso il basso.
Che il Signore ci dia, allora, di essere rami carichi di frutti che dal basso, con umiltà, si donano al mondo come Gesù Cristo è morto e risorto per noi!
Che il Signore ci dia di avere quel sentimento di ubbidienza che è stato in tutte quelle donne e in quegli uomini di cui ci narra la Bibbia!
Che il Signore ci dia di prendere coscienza delle nostre colpe e di essere consapevoli della sua grazia e del suo amore meravigliosamente gratuito!
Che il Signore, sorelle e fratelli, ci dia di discernere giorno dopo giorno, momento dopo momento, qual è la sua volontà e di scegliere sempre il rispetto per la vita.
“Sia fatta la Tua volontà”: queste sono le parole insegnate da Gesù alle quali dobbiamo essere radicati/e nella preghiera, nella fede e nella Speranza di nuovi cieli e di una nuova terra quando ancor più risplenderemo come figlie e figli di Dio! Amen!

BIBLIOGRAFIA

“Alfabeto evangelico”, G. Tourn, ed. Claudiana
“I grandi principi del protestantesimo”, A. Gounelle, ed. Claudiana
“La Bibbia” in lingua corrente, ed. ELLE DI CI, Alleanza biblica Universale
“La Bibbia delle donne”, ed. Claudiana
“Protestanti e cattolici: le differenze”, G. Girardet, ed. Claudiana
“Teologia femminista” E. Green, ed. Claudiana