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Unione Cristiana Evangelica Battista d‘Italia

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Concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio - Efesini cap. 2, vers. 9-21.

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Prosegue la pubblicazione della serie di meditazioni proposte dalla past. Elizabeth Green nel corso dell'ultimo Campo Estivo Intergenerazionale, tenutosi a Prati di Tivo dall'1 all'8 agosto 2010. Questa settimana, la sesta e ultima parte.

ROMA, 10 novembre 2010 - Corpo, confine, libertà, compassione, relazione. Per l’ultima riflessione di questa settimana vorrei tornare all’inizio della nostra serie e alla parola corpo. Questa parola è una delle poche parole bibliche che si riferisce ad una realtà sia singolare - il nostro corpo -  che collettiva, un gruppo di persone che si muove in modo organico.  Noi tutti abbiamo ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo, scrive l’apostolo Paolo. I seguaci di Gesù chiamati da lui   amici e amiche, chiamati a diventare amici e amiche gli uni degli altri formano una realtà nuova, una realtà collettiva, un corpo.

La fede cristiana parte sì da una risposta individuale e personale alla chiamata che Dio - questo Dio che vuole entrare in relazione con noi - ci rivolge, ma crea una realtà collettiva di cui fare parte. La  prima cosa che fece Gesù, infatti, era chiamare un gruppo di uomini e di donne a seguirlo, ad affiancarlo nella sua missione per creare un nuovo modo di stare insieme nel mondo. Le divisioni e barriere tra le genti in Cristo sono superati, abbiamo letto, ora non ci sono due popoli bensì uno, dei due Dio ha creato un solo essere umano nuovo, affin di riconciliarli ambedue in un corpo unico con Dio. Un corpo unico con Dio!

Per descrivere questa nuova realtà collettiva che Dio vuole formare da noi, il nostro testo utilizza due  frasi diverse: Siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio. Vediamo che queste due  frasi provengono da due ambiti totalmente diversi tra di loro e ambedue sono importanti. Probabilmente siamo più abituati alla seconda immagine, della famiglia. Nelle nostre assemblee, nelle nostre liturgie, nelle nostre chiese spesso ci chiamiamo spesso “fratelli” e “sorelle”. Essendo stati dichiarati “figli  e figlie di Dio” entriamo in un rapporto di parentela gli uni con gli altri, come figli e figlie di un unico Padre. Gesù stesso utilizza l’immagine della famiglia per coloro che riuniti intorno a lui ascoltano la sua parola e la mettono in pratica: Stendendo la mano sui suoi discepoli, disse Ecco mia madre e miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatta la volontà del padre mio…esso mi è fratello e sorella e madre.

La comunità cristiana è unita, quindi, da rapporti di parentela. E’ un immagine potente, pensare alla nuova umanità che Dio sta creando come un'unica famiglia, pensare ad ogni uomo o ogni donna come un nostro fratello e nostra sorella. Secondo Desmond Tutu, Dio sogna che “i miei figli sapranno di essere membri di una famiglia sola: la famiglia umana, la famiglia di Dio, la mia famiglia”. E’ un immagine potente perché riesce a parlare  di appartenenza,  di  solidarietà intergenerazionale, di amore e affetto! Non so se avete mai partecipato a occasioni di festeggiamenti familiari che non sono i vostri; si è sempre in qualche modo esclusi perché ogni famiglia ha un linguaggio tutto suo, ha una storia tutta sua, ha un non detto tutto suo. Nella famiglia di Dio ciò non accade, però in Cristo,  non siete più forestieri né avventizi.. ma membri della famiglia di Dio. Tuttavia, come sappiamo la famiglia non è sempre una realtà positiva né evoca immagini sempre idilliache; nella famiglia la solidarietà non sempre funziona come dovrebbe, c’è rivalità e conflitto, dominio e controllo. Peggio, come purtroppo sappiamo, entro le mura domestiche accadono i delitti più efferati, di cui spesso sono vittime madri, compagne, fidanzate, sorelle e figlie. L’immagine della famiglia, dunque va completata da un'altra: concittadini.

La parola concittadini ci introduce in una realtà del tutto diversa dalla famiglia. Dalla sfera privata passiamo alla sfera pubblica, la sfera pubblica dello stato o della città. Dalla sfera degli affetti passiamo al linguaggio dei diritti. E’ molto interessante che si usi questo termine, interessante sia per la comunità di credenti sia per la società. Vediamo subito che nella nuova realtà che Dio sta inaugurando non ci sono più forestieri o avventizi, ossia non ci sono chi è cittadino, chi è comunitario e chi è extracomunitario. Non c’è chi non paga le tasse ma ha il diritto della cittadinanza e chi non ha diritto di cittadinanza ma paga le tasse! Il concetto di clandestino semplicemente non esiste. Ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi della cittadinanza d’israele e estranei ai patti della promessa. Ma ora, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati…Siete concittadini dei santi.. Mentre nella famiglia esiste un certo dislivello tra le persone (di generazioni diverse) non così nella cittadinanza dove predomina il concetto d’uguaglianza. All’epoca, infatti, molti erano esclusi dalla cittadinanza,  tutte le donne, per esempio, tutti gli schiavi e le schiave, erano esclusi anche una parte degli uomini. Alla fine ad essere cittadini era solo una minima parte della popolazione! Non è così nella comunità cristiana, le distinzioni sono state superate, non siete più né forestieri né avventizi ma concittadini dei santi... La chiesa, come ha detto Schussler Fiorenza, è una assemblea di uguali ognuno con uguali diritti e uguali doveri che compete a noi mettere in pratica.

Con i nostri corpi, la nostra realtà di individui, Dio sta creando una nuova realtà collettiva, un corpo unico. Il nostro testo non sviluppa la figura del corpo  ma ne sceglie un’altra. Dio sta costruendo un edificio. Anzi l’autore è ancora più specifico sta innalzando un tempio. A che cosa serve questo tempio? Ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito. Non è assolutamente incredibile? Vi rendete conto della portata di questa affermazione? La nuova realtà collettiva che Dio sta costruendo a partire di uomini e donne come noi, chiamati suoi amici e amiche, diventati suoi figlie e figlie, ognuno concittadino con uguali doveri e uguali diritti sarà, una tenda, una casa, un edificio, un tempio ossia deve servire di dimora a Dio, luogo in cui Dio si fa presente, segno della presenza di Dio nel mondo.. A questo sono chiamate le nostre assemblee, le nostre comunità, le chiese locali, diventare dimora a Dio per lo Spirito.

La Parola è diventata corpo e ha dimorato per un tempo tra di noi. Vogliamo noi, dopo una settimana trascorsa insieme, un insieme di corpi ognuno con la sua particolarità, limiti e fragilità diventare un unico corpo, membri della famiglia di Dio e concittadini dei santi in modo che tramite il suo Spirito e nella sua immensa grazia, Dio possa  dimorare ancora nel nostro mondo. E’ un mondo lo sappiamo fin troppo bene, ancora pieno di barriere e confini, di conflitti e violenza che necessità di persone che con la propria vita sconfinino, creino comunità dove possano fiorire la libertà, la compassione, l’amicizia e  servire come dimora a Dio nella forza e potenza dello Spirito.