I battisti

Unione Cristiana Evangelica Battista d‘Italia

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Bonolis e il boscaiolo

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Pubblichiamo un articolo apparso su Riforma, il settimanale delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi.

ROMA, 31 marzo 2011 - Alcune puntate fa de «Il Senso della Vita», l’intrattenimento TV abilmente condotto da Paolo Bonolis su Canale 5, è stato ospitato ed intervistato il sig. G. L., che per opportunità chiamerò qui Biagio, di professione boscaiolo, dato in prestito allo show di Bonolis dalla «Corrida», presentata da Flavio Insinna, dove già aveva spopolato. Il motivo del suo successo? È semplice: Biagio balla. Più precisamente balla una strana e personalissima specie di…  diciamo tarantella o pizzica… non saprei. Biagio ha 50 anni ma ha conservato lo sguardo smarrito di un bambino che cerca in giro l’approvazione degli adulti. Il suo ballo è scomposto, sganasciato, pieno di strane mezze veroniche e spiritate genuflessioni al pubblico a dritta e a manca; tutto sommato potremmo dire un ballo primitivo e, comunque, spontaneo.

 

Ma la sua vera importantissima qualità di personaggio-tv è un'altra: il boscaiolo Biagio, che sicuramente ha vissuto molto, forse troppo, a lavorare nei boschi, sa rispondere alle domande solo con dei monosillabi, o poco più, suscitando l’ilarità dei presenti. È così che rispondeva con dei «ca sì» e dei «ca no!» (trad.: «certamente che sì» e «certamente che no!») alle forbitissime ed incalzanti domande che Bonolis gli porgeva sui suoi eventuali successi, o più probabili insuccessi, con le donne. (Si veda su You-tube al sito de “Il senso della vita”) Il succo era più o meno questo: Hai mai avuto una fidanzata? – Ca no. Ti piacerebbe avere una fidanzata? – Ca sì! E la platea giù a ridere a crepapelle, e Bonolis a insistere. Certamente aveva sottomano un personaggio da non farsi scappare, che si vendeva benissimo, una vera occasione! ... Peccato non fosse un comico ma facesse ridere involontariamente, ma questo era solo un dettaglio. La tv è così: si alimenta vendendo consenso, e cosa può esserci di più evidente di un consenso realmente ottenuto di una forte e grassa risata strappata al pubblico da un bravo conduttore che sa lavorarsi la sua vittima? È meglio di un applauso: l’applauso può essere pilotato da un cartello. D’altronde, come diceva Bergson nel suo famoso Le Rire «… il ridere è l'effetto di qualcosa di meccanico applicato a ciò che è vivente, un evento riflesso, privo di razionalità, … una manifestazione spontanea di uno slancio vitale che si scatena quando ci troviamo davanti a qualcosa che si discosti dalla norma…» e Biagio è un personaggio assolutamente fuori dalla cosiddetta «norma».

Caro Bonolis, la conoscevo però in una veste diversa: il suo lessico raffinato e la sua arguzia di conduttore di qualità, il suo paterno, pregevole e lungo lavoro di intrattenimento per e con i bambini, una grande «spalla» comica della migliore tradizione italiana per le gag alla DeRege con Luca Laurenti, il suo generoso spessore umano per come si è speso per i bambini malati dell’Ospedale Pediatrico del Bambino Gesù… caro Bonolis, mi dispiace, ma le devo dire che mi ha deluso. Certo, Biagio avrà beneficiato di qualche insperato gettone di presenza, e di questo son contento, anche se non troppo. Sì, perché sono certo che non solo a me ma, credo, anche a molti altri telespettatori come me, quell’intervista non ha fatto assolutamente ridere, anzi, ha lasciato un amaro in bocca difficile da descrivere. Però, alla fine, lei mi ha anche fatto venire in mente che Qualcuno disse che «gli ultimi saranno i primi», e allora questo mi ha confortato, anzi, se mi permette, io cercherei di non dimenticarlo mai, anche se fossi un grande ancorman. Mi creda, anzi, insieme con Biagio, «ca sì!»


 


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