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Unione Cristiana Evangelica Battista d‘Italia

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Saluto della Presidente dell'Ucebi al Presidente del Consiglio dei Ministri in occasione della firma dell'intesa modificativa dell'Intesa tra Stato Italiano e Ucebi

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Pubblichiamo il testo delli'indirizzo di saluto pronunciato da Anna Maffei, presidente dell'Ucebi, in occasione dell'intesa modificativa dell'intesa firmata tra lo Stato e l'Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia il 29 marzo 1993.

Signor Presidente,

a nome delle Chiese aventi parte nell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia desidero esprimere soddisfazione e compiacimento per la firma della presente Intesa, che ha luogo a breve distanza dalla sigla del testo dell’accordo.

A 17 anni dalla sottoscrizione della prima Intesa e a 15 dalla sua conversione in legge dello Stato firmiamo oggi un testo che non era contenuto, per nostra scelta, nell’articolato di allora. Esso riguarda la nostra partecipazione alla ripartizione della quota pari all’otto per mille dell’IRPEF, al fine di destinare le somme devolute a tale titolo dallo Stato ad interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all’estero.

Molto si è discusso nelle nostre assemblee in questi anni se partecipare o meno alla ripartizione dell’otto per mille, come già avviene per altre confessioni religiose, e per lungo tempo hanno pesato fra noi in maggior misura le ragioni del no, proprio per marcare il principio peculiare nella nostra tradizione che si basa sulla netta distinzione fra i compiti delle chiese e quelli dello Stato. Con la nostra rinuncia intendevamo difendere il principio di laicità dello Stato e quello del trattamento non privilegiario delle chiese, insieme alla convinzione che lo Stato non dovesse abdicare in favore delle chiese alle sue responsabilità di intervento verso i deprivati e gli svantaggiati per combattere la povertà in Italia e nel mondo.

Pur restando sostanzialmente dello stesso avviso, si è diffusa nelle nostre chiese fino a prevalere, la convinzione che anche noi possiamo assumerci una parte di questa responsabilità, mettendo a disposizione il patrimonio di credibilità e fiducia di cui godiamo per la gestione, solo ed esclusivamente per i fini dichiarati, delle somme che i cittadini italiani vorranno affidarci.

Gesù raccontò una parabola un po’ spiazzante che terminava con questa frase:

Fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste; perché quando esse verranno a mancare

quelli vi ricevano nelle dimore eterne” (Luca 16, 9).

Per noi battisti i fondi che amministreremo in un certo senso sono “ricchezze ingiuste” perché non sono soldi nostri ma dello Stato, noi dunque li amministreremo con molta attenzione. Sosterremo progetti di sviluppo tesi a restituire dignità e speranza a chi ne è privo e voce a chi non ha ascolto.

Il nostro impegno in questo campo non comincia oggi, in quanto da oltre cento anni siamo attivi nell'assistenza all’infanzia abbandonata e agli anziani, nella diaconia internazionale mediante progetti umanitari in Africa e in Sud America e nella diffusione della cultura, e non solo di quella protestante. La firma di oggi pone tuttavia le basi per il rafforzamento di questo impegno. Esso, ne siamo coscienti, non cambierà il mondo e le sue strutture che producono povertà e ingiustizia. Per operare queste trasformazioni ci vuole la grande politica: l’impegno degli Stati, la riforma radicale dei potentati economici ormai globalizzati. Ciononostante speriamo che quanto faremo, insieme a tanti altri, credenti e non credenti, possa contribuire ad indicare una direzione verso un mondo più equo e rappresentare un piccolissimo seme di una realtà diversa che ci viene incontro, nonostante tutto.

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Anna Maffei, presidente UCEBI


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