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Unione Cristiana Evangelica Battista d‘Italia

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Una visita ai battisti svedesi

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ROMA, 29 GENNAIO 2010 - Uno scenario da mondo incantato con alberi dai rami gelati, abbondanza di neve e temperature fino a -10° ha fatto da cornice alla visita di una delegazione di battisti italiani all’Unione battista svedese che è culminata nell’incontro presso la sede dell’Unione a Stoccolma il giorno 19 gennaio.

L’argomento principale era il processo che in Svezia sta portando all’unificazione fra l’Unione battista stessa e due altre denominazioni evangeliche, la riformata Mission Covenant Church e la Chiesa Metodista. Tutte e tre le confessioni sono nate verso la metà del 1800 da un movimento di risveglio spirituale e sin dal 1905 vi sono state spinte e anche tentativi concreti di unificazione. L’Unione battista italiana è stata interpellata quale chiesa sorella che da 20 anni ha in essere un accordo di reciproco riconoscimento con valdesi e metodisti, prima fra membri e ministri e poi fra ordinamenti. Oltre alla scrivente, presidente UCEBI, ha partecipato il segretario del Dipartimento di teologia, Massimo Aprile.

La segretaria generale dei battisti svedesi, Karin Wiborn ha spiegato che Il Progetto di futuro comune si pone oggi con forza per la presenza sul territorio svedese di circa metà delle chiese battiste locali già unificate con altre chiese. Delle 215 chiese battiste, 55 sono già da tempo insieme con chiese delle due denominazioni con le quali l’unificazione è avviata, mentre altre 36 hanno costituito altre comunioni diverse su base locale. Inoltre i giovani delle tre denominazioni sono già uniti in un solo movimento e partecipano attivamente al processo di unificazione in corso. “Noi non vogliamo – ha aggiunto Wiborn -   un’unità che guardi soltanto al nostro passato comune, ma una comunione dinamica che riesca ad immaginare insieme un futuro missionario qui in Svezia. In un paese così fortemente secolarizzato la gente non comprende più quelle differenze che una volta erano sentite come dirimenti. Allo stesso tempo queste differenze ci sono e per questo vogliamo da una parte costruire una chiesa nuova con un nuovo nome e una visione missionaria condivisa, dall’altra vogliamo che questa sia basata sul rispetto delle specificità di ognuno”.

Problemi da risolvere per portare a compimento il processo di unificazione, che nelle intenzioni dovrebbe celebrarsi nel 2011 o nel 2012, ce ne sono e sono di genere diverso. Allo scopo sono stati costituiti 6 gruppi di lavoro specifici che hanno già presentato in bozza alcuni documenti che poi, rivisti, saranno inviati alle chiese. Il problema teologico che appare uno dei più spinosi è quello del battesimo degli infanti e del cosiddetto “ribattesimo”.  Qui i nodi sono gli stessi di quelli emersi in Italia e a livello europeo fra Chiese protestanti storiche e Federazione battista europea ma c’è fra le tre denominazioni svedesi una forte volontà a fare in modo che tale problema ancora aperto non costituisca impedimento alla piena comunione.

Tre i principi su cui le delegazioni italiana e svedese hanno concordato. Il primo è che non si consenta ad una comunione stabilita a livello bilaterale o multilaterale di limitarne un’altra. In Svezia questo vuol dire che i patti bilaterali a suo tempo siglati fra metodisti e riformati con la chiesa di Svezia (luterana) non dovrebbero interferire negli accordi in corso che preludono alla nascita della nuova chiesa. Secondo principio, è affermare la novità e la creatività negli accordi che si fanno fra le tre denominazioni in modo che la storia passata non abbia un peso maggiore della visione che guarda al futuro. E terzo, che negli accordi si tenga conto del principio della libertà di coscienza e se ne tenga conto non soltanto nella questione del battesimo, ma in quella relativa ai rapporti fra le chiese. Infatti un altro problema aperto è come trovare un equilibrio condiviso fra autonomia delle chiese locali e interdipendenza fra le stesse nella nuova chiesa unita.

La visita in Svezia ha avuto anche un altro momento importante nella consegna ufficiale del Premio Martin Luther King ad un cantante rap svedese, Timbuktu, molto popolare fra i giovani che si è distinto per contenuti improntati alla nonviolenza, all’interculturalità e alla lotta contro la povertà. Dal 2003 L’Unione battista svedese si è fatta promotrice di questo premio con cadenza annuale e per il quale condivide la responsabilità insieme ad altre organizzazioni pacifiste e umanitarie. La celebrazione si è poi conclusa con una fiaccolata per le vie innevate di Stoccolma per ricordare a tutti quanto il messaggio di King  e la sua visione per un mondo più giusto e solidale non perda di attualità perfino nella civilissima Svezia.

 

 


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