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Unione Cristiana Evangelica Battista d‘Italia

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Il tocco dell'amore

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Matteo 8:22-26
Provate a distendere un velo sottile sul vostro volto. Il mondo esterno si appanna. Ora distendete
un secondo velo e poi un terzo. Ecco che le persone, le cose intorno a voi pian piano cominciano
a sparire. Aggiungete ancora altri veli e il buio s'infittisce, finche? non vedrete piu? nulla
assolutamente. Siete diventati ciechi.
Ogni volta che nella vita facciamo un'esperienza dolorosa, un velo sottile viene steso sui nostri
occhi. Ad ogni dolore, un velo; ad ogni velo, piu? buio. Finche? un giorno arrivo a dire: «Non vedo
nulla». Si?, si?, i nostri occhi naturali continuano a vedere. Sono i nostri occhi interiori che non
vedono piu?. Abbiamo perduto il senso dell'orientamento: gli occhi dell'anima non sanno piu? dove
andiamo. Qual e? il senso della mia vita? Quali sono la mia origine e il mio fine? Una persona deve
amare ed essere amata per trovare il senso della propria esistenza. Ma non sempre si e? amati e
non sempre si e? capaci di amare. Si diventa ciechi nella vita per mancanza d'amore. Per non
essere stati amati per quello che siamo.
Un giorno una giovane donna venne a trovarmi. Era sconvolta, piangeva. Non faceva altro che
ripetermi: «Non so piu? qual e? il senso della mia vita, ho davanti agli occhi una parete buia». Ci
sedemmo e parlammo per molte ore. Mi racconto? che quando era piccola i suoi genitori erano
sempre impegnati e non avevano mai il tempo per stare con lei. «Quelle poche volte che si stava
insieme, mi disse, il papa? e la mamma erano troppo stanchi. Dovevo implorare una carezza. E
certe volte ero cosi? assillante, che invece della carezza beccavo un ceffone. Ero certa che i miei
genitori non mi amavano, anche se non capivo perche?». Quella giovane donna non era mai stata
amata e non aveva imparato ad amare. La rabbia e la tristezza le avevano spento pian piano la
luce dagli occhi. Era diventata cieca; e ora, disperata, non sapeva piu? qual era il senso della sua
vita.
Si diventa ciechi nella vita per mancanza d'amore. I veli che mettiamo sui nostri occhi ci aiutano
a nascondere la realta?, a mascherarla. Preferiamo non vedere, che vedere e soffrire. Cerchiamo
di evitare il dolore che dovremmo sopportare se aprissimo gli occhi sulle nostre delusioni e le
nostre disperazioni. Chiudiamo gli occhi semplicemente perche? ne abbiamo abbastanza di tutto e
di tutti. Chiudiamo gli occhi e non sappiamo piu? riaprirli. Ogni giorno chiudiamo un po? dei nostri
occhi. Perche? siamo delusi che qualcuno non ci ha amati. Perche? siamo tristi che non abbiamo
saputo amare.
Si diventa ciechi, senza nemmeno accorgersene. Si diventa ciechi senza saperlo. Si diventa
ciechi, senza sapere di essere ciechi. Quando Gesu? giunse a Betsaida, gli fu condotto un cieco. La
nostra condizione e? simile a questo cieco, abbiamo bisogno di qualcuno che ci conduca. Non
possiamo e non sappiamo piu? vivere se non alle dipendenze di qualcuno che ormai vede al posto
nostro. Quanto spesso affidiamo la nostra esistenza a qualcuno che non ci puo? ridare la vista.
Quante persone conosco che, spenta la luce della loro anima, vivono ormai come schiave di
qualcuno; chiunque esso sia: dall'impostore che promette guarigioni (tutta la speculazione su
Padre Pio dovrebbe aprirci gli occhi!) al buon marito che accudisce amorevolmente la loro eterna
cecita?.
Si diventa ciechi nella vita per mancanza d'amore e solo un atto radicale d'amore puo? guarirci.
Un atto radicale d'amore che mi incoraggi a rinunciare alla menzogna della mia vita, a rendermi
consapevole del mio bisogno di aiuto. Un atto d'amore che sappia accogliere la mia cecita? e
guarirla radicalmente.
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Fu condotto a Gesu? un cieco. E Gesu? prese il cieco per la mano e lo condusse fuori dal villaggio. Il
cieco deve uscire fuori da Betsaida, abbandonare cio? che per lui significa un po? di protezione, cio?
che gli garantisce comunque una sicurezza, una serenita?. Il processo di guarigione non puo?
iniziare nel villaggio, sotto la tutela di coloro che ci conducono. Il passaggio dal buio alla luce e?
un passaggio doloroso, bisogna abbandonare le pareti familiari che ci difendono, le situazioni
nelle quali ci sentiamo al sicuro. Questo processo ha bisogno dell'esperienza purificante della
solitudine; bisogna lasciare il villaggio e andare verso il deserto, li? dove siamo finalmente soli con
noi stessi. Prima della terra promessa c'e? sempre un deserto da attraversare. Ma ecco che in
questo esilio, in questo pellegrinaggio c'e? qualcuno che mi prende per mano: Gesu? prese il cieco
per mano. Poi gli mise della saliva sugli occhi e gli impose le mani. Lo tocco?, perche? la vita e?
contatto. Ecco, quel tocco di Gesu?, quel semplice contatto, quell'umidita? rinfrescante della saliva,
il calore delle dita che si posano sugli occhi, il tocco fatto di calore ebbero il potere di accendere
la luce negli occhi del cieco. Un semplice contatto che ricrea la vita: Michelangelo nella Cappella
Sistina ha raffigurato con l'arte il potere del contatto che crea la vita, quel dito di Dio che da? vita
ad Adamo.
Che potere che ha il contatto, quante energie ci sono nelle nostre mani e quanto spesso non
abbiamo il coraggio di posare le nostre mani su chi e? vicino a noi. Cos'e? la cecita? se non l'assenza
di calore, se non la freddezza del rifiuto, la mancanza d'amore? E cos'e? l'amore se non un
semplice gesto della nostra mano che puo? restituire la vita. Quando studiavo teologia, feci il
tirocinio in un ospedale. Il primo impatto fu con una persona gravemente ammalata. Non sapevo
cosa dire. Quando raccontai questa esperienza al mio professore lui mi guardo? in faccia e mi
disse: «In questi casi non preoccuparti per cosa devi dire, siediti accanto al malato e prendigli la
mano». Capii che potere enorme c'e? nelle nostre mani e quanto e? importante imparare ad offrirle.
Gesu? bagno? gli occhi aridi e impietriti del cieco, li tocco? e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Il cieco
comincio? a vedere le persone attorno a se? come attraverso un velo, senza contorni, come ombre.
Figure sbiadite. Quanti veli aveva sugli occhi quel cieco? Quanto aveva disimparato ad amare, al
punto di non vedere piu? attorno a se? uomini e donne, ma solo figure sbiadite?
Gesu? gli mise di nuovo le mani sugli occhi. Uno alla volta, tolse tutti i veli, finche? il cieco apri? gli
occhi e torno? a vedere con ogni chiarezza. Gesu? con il tocco delle sue mani ci toglie i tanti veli
che abbiamo messo sui nostri occhi per ripararci dal dolore di non sentirci amati. Gesu?, con il suo
amore radicale, ci restituisce il potere di amare, ci ridona il senso vero della vita. Gesu? ci guarisce
prendendoci per mano, portandoci fuori dalle nostre situazioni che ci accecano, ci tocca con le
sue mani e con la sua saliva sanatrice, restituisce la luce agli occhi dell'anima. Gesu? e? colui che ci
apre gli occhi. Gesu? guarisce la nostra mancanza d'amore con il suo radicale atto d'amore. Tanto
radicale che giunge fino alla croce. Dalla croce Gesu? ci chiama. Dalla croce tocca i nostri occhi e i
nostri cuori. Dalla croce ci chiede: «Vuoi essere guarito?».
C'e? un gioco che facevo spesso da bambino: moscacieca. Con gli occhi bendati qualcuno mi
faceva fare un paio di giri intorno a me stesso e poi mi lasciava. Assolutamente cieco, perdevo
qualsiasi senso di orientamento. Mi sentivo mancare il terreno sotto ai piedi e certe volte mi
strappavo la benda dagli occhi. Fratelli e sorelle, nel gioco piu? serio della vita soltanto Gesu?
Cristo puo? strappare i veli che ci siamo messi sugli occhi. Lasciamoci guidare dalla sua mano e
affidiamoci al suo tocco.
Amen
Raffaele Volpe

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