Pubblichiamo il testo della lettera aperta di Raffaele Volpe, presidente dell'Ucebi, al Vescovo della Diocesi di San Marino-Montefeltro, Mons. Luigi Negri e per conoscenza al Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.
Reverendo fratello Negri,
in quanto Presidente dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, Le scrivo in merito ai fatti avvenuti in questi ultimi tempi che hanno coinvolto l’ex
parroco Luca De Pero.
Ho deliberatamente ritenuto di intervenire soltanto ora perché ho voluto rispettare i necessari silenzi che dovrebbero accompagnare ogni drammatico
cambiamento nella vita di una persona. Purtroppo, come Lei saprà bene, viviamo in una società segnata da chi grida di più e da chi offende l’altro con maggiore efferatezza ed il silenzio, a volte, è il rimedio più efficace. Ma affinché il silenzio non sia omissione, credo che i fatti avvenuti e le cose che sono state dette e scritte richiedano ora l’uso della parola.
Vorrei richiamare alla Sua attenzione la Carta Ecumenica, pietra miliare nel cammino ecumenico delle chiese cristiane europee, sottoscritta a Strasburgo il 22 aprile 2001 dalla Conferenza delle Chiese Europee, di cui l’Unione Battista è membro, e dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. Lo faccio con spirito mansueto, senza alcuna volontà polemica, ma convinto della necessità di far
chiarezza su alcune sue affermazioni che mi hanno alquanto sconcertato. La Carta dichiara quali sono i nostri impegni di chiese europee e nel secondo
capitolo, al punto 2 dice:
Ci impegniamo a riconoscere che ogni essere umano può scegliere, liberamente e secondo coscienza, la propria appartenenza religiosa ed
ecclesiale. Nessuno può essere indotto alla conversione attraverso pressioni morali o incentivi materiali. Al tempo stesso a nessuno può essere impedita
una conversione che sia conseguenza di una libera scelta.
Per tanti secoli l’Europa è stati insanguinata da chi ha creduto di poter indurre conversioni e, viceversa, da chi ha impedito che si potesse esercitare la libera scelta in materia di fede. Su questi temi le nostre chiese sono tutte in qualche modo responsabili, benché non Le posso nascondere una gioia evangelica nel sapere quanto i nostri progenitori battisti si siano spesi in Europa e nell’America per la libertà religiosa e, ancor più, per la libertà di coscienza.
Come interpretare la storia di un ex parroco che si converte a Cristo? Molto semplicemente come la storia di una persona che non aveva ancora conosciuto Cristo e che lo ha conosciuto. Non dovrebbe far notizia il fatto che si trattasse di un sacerdote cattolico o di un pastore battista, ma che era un uomo senza Cristo e ora è un uomo con Cristo. Questa è una buona notizia, questo è evangelo! Che non avesse conosciuto Cristo in tanti anni nella Chiesa Cattolica Romana non è un giudizio verso la Sua Chiesa: quanti uomini e quante donne frequentano infatti le nostre chiese senza aver conosciuto Cristo? De Pero ha conosciuto Cristo ed ha esercitato il diritto di una libera scelta. L’unica vera libertà che ci è concessa da Dio direttamente: di credere nel suo Figliolo Gesù Cristo.
Negli interventi sul sito della Sua diocesi, Lei ha utilizzato un linguaggio che mi ha profondamente ferito. Non è mio compito discettare sullo stato psicologico di De Pero e su qualche sua mancanza nei Suoi confronti e nei confronti della Sua Chiesa. Questo, comunque, non giustifica il Suo tono nei nostri confronti. Le rammento i suoi commenti in ordine di gravità:
· Il padre delle tenebre e della menzogna sferra un colpo grave nella
nostra Chiesa.
· Avvenimento tremendo e terribile prova.
· Atteggiamento dissennato e inizio di una vita negativa
· Non si tratta di manifestazione di fede ma di offesa alla chiesa
Come ben vede, questa lettera è inviata per conoscenza al Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, con la speranza che Egli possa ricordarLe che il linguaggio da Lei utilizzato non fa più parte, per bontà di Dio, del vocabolario ecumenico. Siamo passati per la porta stretta del reciproco rispetto e abbiamo abbandonato la porta larga della reciproca scomunica. E benché la porta sia stretta, è senz’altro quella che il Cristo ha voluto che noi attraversassimo.
Con la convinta speranza che Lei possa accogliere questa mia come una fraterna comunicazione, La saluto in quell’amore in Cristo che accomuna tutti i suoi figli e le sue figlie,
Suo servo in Cristo,
Raffaele Volpe
Presidente UCEBI



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