I battisti

Unione Cristiana Evangelica Battista d‘Italia

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Ricordando Gioele

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CATANIA, 2 agosto 2011 - Quando un collega nel ministero pastorale, come Gioele Fuligno, ci lascia per precederci nella Casa del Padre, oltre al dolore per la perdita di un caro fratello, diventa necessario rivedere gli eventi, la storia (se la parola non è troppo pretenziosa) che ha punteggiato il ministero tanto di Gioele quanto di chi ha vissuto quegli anni e gli eventi che in quegli anni hanno avuto luogo, cominciando dalla metà degli anni '60. Quelli sono gli anni in cui Gioele completa la sua preparazione teologica a Rivoli, presso la Scuola Teologica Battista. Sono gli anni in cui i giovani, già formati in un contesto di tipo "pietista", prendono coscienza dei nuovi fermenti culturali e politici che agitano la società. Come studenti in teologia ci si poteva sentire fuori luogo nella Torino degli anni '60, in un contesto fatto di operai in agitazione e di studenti di matrice marxista, dove giungevano echi dalla California, dall'università di Berkeley, dai movimenti studenteschi in Francia o dai movimenti di protesta contro la guerra in Viet Nam.

 

Ci si poteva rintanare nei luoghi protetti della tradizione ecclesiastica e nell'alienazione dal cosiddetto mondo, in questo sollecitati dall'autorità dei pastori anziani, timorosi del cambiamento e delle contestazioni, o dai docenti americani della Scuola teologica. Invece no. Con Karl Barth si leggeva la Bibbia e il giornale, con Harvey Corx si desacralizzavano molti dei mostri sacri del tempo e si prendeva in considerazione la posizione del cristiano come ribelle.

E' con questi presupposti che Gioele e alcuni altri studenti in teologia prendevano le distanze dalla cultura e dalla prassi ecclesiastica tradizionale e muovevano i primi passi lungo la strada dell'opposizione alla guerra e alla cultura dominata dagli interessi americani. Ne facevano le spese i missionari del Foreign Mission Board della Southern Baptist Convention (FMB/SBC). Essi, identificati come portatori di una cultura contestata, perdevano di credibilità agli occhi delle giovani generazioni di futuri pastori. Non che questo travaglio culturale e spirituale significasse passare acriticamente, armi e bagagli, nel campo opposto, fatto di laicismo estremo, di puzza sotto il naso verso la cultura e la prassi religiosa, se non proprio di ateismo. Piuttosto, ci si muoveva in un contesto di analisi critica della situazione, senza firmare cambiali in bianco a nessuno. Si conservava e valorizzava la capacità critica di stare all'opposizione, senza scadere nell'intruppamento di maniera, anche quando sembrava essere dominante il manicheismo della facile etichettatura delle persone come compagni o come fascisti.


Matura in questo contesto la scelta di appoggiare la costituzione della Federazione delle Chiese Evangeliche (FCEI) e di sostenerne i servizi. Particolarmente dirimente fu il sostegno del Servizio Istruzione ed Educazione, con i suoi programmi  di istruzione per i più giovani, in sostituzione del Programma per la scuola domenicale, denominazionalmente connotato, già sostenuto economicamente dal FMB/SBC, ma ben presto privato di fondi. La scelta di una testimonianza battista aperta alla fraternità allargata, con battisti nel mondo ma anche con fratelli e sorelle di altra denominazione, divenne distintiva per i battisti italiani proprio nel momento in cui si affrancavano da tutele di tipo coloniale. Non solo, dunque, il legame con la FCEI, ma anche la partecipazione alle attività del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) qualificava la testimonianza battista degli anni '60 e '70 a cui Gioele, per parte sua, non mancò di dare il suo contributo. Oltre che nell'ambito della FCEI, Gioele infatti lavorò assiduamente e convintamente a Ginevra, come membro del Comitato centrale del CEC. Anche attraverso il suo lavoro nel CEC Gioele rafforzò il suo senso di un ministero non settario nel rapporto tra le chiese e aperto alla diaconia, alla diaconia politica nel mondo e in Italia.

Gli anni da cui abbiamo preso le mosse all'inizio di queste note, gli anni '60 e '70, furono anche anni di estremismo politico, di attentati terroristici, di  attacchi a persone e cose dello Stato. Niente di ciò può essere associato a Gioele. Egli si impegnò in politica, ma nel partito che considerava più equilibrato e rispondente alla sua cultura. Fu militante del PCI alla ricerca della giustizia sociale e della pace. Come molti altri evangelici in Italia Gioele partecipò alla elaborazione di una cultura e di una prassi di opposizione all'escalation del confronto militare e nucleare tra l'Est e l'Ovest del mondo. Fu vicino a quanti a Comiso si battevano per la chiusura della base missilistica e propugnavano una cultura e una prassi di non violenza.  

Gli ultimi interventi di Gioele sulla stampa evangelica, nelle sue predicazioni e nella corrispondenza personale sono stati interventi di denuncia della cultura politica corrotta e fortemente dannosa per il Paese, che ancora avvelena il clima politico, economico e culturale in Italia. Questo è stato il modo di incarnare una predicazione evangelica in cui l'annuncio del Cristo si accompagna a un forte appello al ravvedimento, rivolto a grandi e piccoli, nello spirito dei profeti di giustizia che sin dalla testimonianza biblica non sono mancati nel popolo di Dio.

Salvatore Rapisarda.

 

 

 

 

 


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