I battisti

Unione Cristiana Evangelica Battista d‘Italia

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Archivio news

La pace nasce dalla base

E-mail Stampa PDF

La pace nasce dalla base

Conclusa a Roma e Castel Gandolfo la conferenza battista globale per la pace

Articolo di Piera Egidi Bouchard pubblicato su Riforma del 20 febbraio 2009

I volti, gli occhi luminosi, ora ridenti ora smarriti dei bambini di tutte le razze, di tutto il mondo, campeggiano nelle diapositive proiettate al culto di apertura di questa «Conferenza battista globale per la Pace» – «vivi in armonia, vivi in pace» (Rom 12, 16-19). «Il Padre vostro celeste vuole che neppure uno di questi piccoli perisca» era il tema della predicazione di Anna Maffei: la storia come storia di violenze, le vittime come Anna Frank di cui ci restano soltanto le annotazioni sulle pagine di un libro, o le vittime ritratte dal vivo tra le macerie e le ferite delle guerre di oggi. Le predicazioni introduttive ai culti quotidiani hanno affrontato la violenza sulle donne (Elizabeth Green) la guerra e l’immigrazione (Carmine Bianchi), e la violenza sulla natura «Pace, Giustizia e Integrità del Creato», (Herbert Anders): «i cristiani devono alzare la voce perché le parole possono creare visione, sogni, fantasie e speranze che cambiano la realtà». Simbolicamente ricordando la sete di tante zone del mondo, si è scambiata una comunione con l’acqua. La conclusione di questo grande culto onnicomprensivo durato una settimana è nella Cena del Signore celebrata il sabato da Daniela Rapisarda. «Noi siamo gli anelli della grande catena dell’umanità», diceva Martin Luther King: i bambini delle scuole domenicali da Albania, Cuba, Grecia, Salvador, Palestina, Bangladesh, Usa, Brasile, Liberia, Italia hanno voluto far arrivare il loro messaggio, con disegni, cartoline, segnalibri intessuti dei colori dell’arcobaleno, esposti in una mostra: «Signore/ se non so/ come fare/ad amarti,/ aiutami/ ad amarti negli ultimi», è il pensiero di un bambino dell’Italia del Sud. Ci sono scene di guerra, il dolore della violenza e della distruzione in Palestina, c’è la casa, spesso c’è la chiesa, ma ci sono anche gli alberi, tanti, c’è il sole splendente, il cielo, un sorriso del mondo. Sono 258 da 61 paesi dei cinque continenti gli «operatori di pace» ospitati tra Roma e Castel Gandolfo in un centro cattolico di spiritualità di fronte al lago di Albano, dal nome significativo, «Mondo Migliore».

«È un convegno pensato non per far incontrare i leader e i potenti – dice la presidente dell’Ucebi Maffei – ma per rafforzare la rete dei piccoli concretamente impegnati per la pace, per onorare il movimento che non è di potere, ma che può fare grandi cose». Negli anni passati ci sono state altre tre Conferenze: in Svezia (1988), Nicaragua (1992), e Australia (2000). Gli incontri si sono svolti in inglese, italiano e spagnolo, con riunioni in plenaria, seminari di formazione, serate musicali, di meditazione e momenti di preghiera. Infatti la musica, intrinseca alla spiritualità battista, ha percorso tutto il convegno, culminando nella sera di mercoledì con un concerto per la direzione artistica di Carlo Lella e di Alessandro Spanu, i canti del coro Asaf, ottimamente diretto da Angela Lorusso Rapisarda e la partecipazione di giovani applauditissimi talenti come l’arpista jazz Marcella Carboni, la cantante e compositrice del gruppo folk «Origami» Viviana Arcidiacono e il soprano Maria Pia L’Abbate, accompagnata dal pianista Emanuele Aprile. I partecipanti sono giovani, donne, uomini impegnati nei «luoghi difficili», dove la guerra è endemica: i nomi di questi luoghi e l’elenco delle guerre e delle date di inizio del conflitto, insieme al numero delle vittime – alternando citazioni di versetti biblici e frasi celebri di pacifisti – costituiscono l’uscita «pubblica» dei partecipanti, con una manifestazione venerdì 13 Febbraio a Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina, che muovendosi in corteo con grandi ombrelli colorati dei colori della pace, confluiscono alla chiesa valdese di piazza Cavour, dove la sera è programmato il culto conclusivo con la predicazione di Ken Sehested, fondatore della Baptist Peace Fellowship of North America. Il momento ecumenico è presente nella liturgia della pace in San Paolo fuori le mura, ma anche nella preghiera serale (quanti inni di Taizé, luogo ecumenico per eccellenza).

Come è nata questa idea della quarta Conferenza per la pace? Essa si pone senz’altro come la conclusione ideale delle elebrazioni del quarantennale dalla morte di King, grande profeta battista della pace; ma anche perché questo vuole essere un contributo del mondo battista al «Decennio contro la violenza» lanciato dal Consiglio Ecumenico delle Chiese che si concluderà nel 2011. «Alcuni della “Comunione nordamericana battista per la Pace” erano stati colpiti da una lettera che noi battisti italiani avevamo inviato alla vigilia della guerra in Iraq – dice Anna Maffei –; dopo la tragedia dell’11 Settembre il cristianesimo integralista ha creato barriere rispetto agli altri, ed è diventata una questione identitaria più che vocazionale. Oggi, anche noi in Italia, viviamo un cristianesimo diviso, con pulsioni identitarie fortissime e noi battisti italiani vogliamo essere in controtendenza, e valorizzare chi nel mondo i ponti li costruisce e non li distrugge, chi fascia le piaghe e fa cadere il desiderio di vendetta dal cuore delle persone».

«Dal punto di vista teologico – nota Massimo Aprile, tra gli organizzatori – questo incontro è stato importante per declinare la teologia insieme all’acquisizione di strumenti per la ricostruzione di un tessuto comunitario. Oggi c’è a pervasività del mercato, ma la vita non si può comprare e questo porta al discorso politico sui «Signori della guerra», alle questioni ecologiche, della manipolazione genetica e a tutto ciò che determina i conflitti». Sono i piccoli semi di pace che ciascuno di noi ha simbolicamente seminato in una ciotola di terra nel culto di apertura e che in quello di chiusura sono diventati le tante foglioline date in ricordo ai partecipanti, le foglie dell’albero della vita con cui si chiude l’Apocalisse (22, 1-4). Il past. Salvatore Rapisarda, vicepresidente dell’Ucebi e anch’egli tra gli organizzatori, nota come si sia voluto usare il termine «globale» e non «mondiale», che è una connotazione geografica, per indicare la multidirezionalità dei significati, individuando una serie di temi esplicitati in 48 laboratori: «Ma a monte ci sono stati sei corsi di formazione teorico-teologica – a esempio abbiamo chiamato a parlare il maggior teologo della pace vivente, Paul Fiddes, di Oxford – e da tutto ciò è venuta sia una ricchezza di esperienze sia un metodo di lavoro estremamente pratico e propositivo. L’inglese Norman Kember (teologo pacifista preso ostaggio in Iraq nel 2005), parafrasando Bonhoeffer ha parlato del pericolo di un “pacifismo a buon mercato”, invitando a una “sequela” dell’impegno più concreto e profondo. Da questo convegno noi riceviamo di più di quello che dovevamo immaginare perché, pur con tutte le paure, ci siamo gettati in mare ampio, e la risposta è stata grande».

Scarica la dichiarazione finale della conferenza