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Detestamento di fine vita

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Detestamento di fine vita

di Raffaele Volpe


ROMA, 27 marzo 2009 -In Italia le leggi su i temi delicati del nascere e del morire sono semplicemente dei divieti. Era già successo con la legge sulla fecondazione artificiale, ora si ripete sul testamento di fine vita. Invece che leggi fondate sul principio di autonomia, sono fondate sul principio dello stato clericale. Lo stato fa sua, in modo acritico, la morale cattolico romana sui temi della vita e della morte. Siamo al famoso stato etico di hegeliana memoria. O meglio: siamo alla stato etico clericale: questo di italiana memoria! Alla volontà di un malato si contrappone la nolontà dello stato che gli impone per legge la sopravvivenza biologica (anche a fronte di una morte biografica). Il rapporto medico-paziente torna ad essere di tipo paternalistico: è il medico che sceglie come procedere. Il testamento del malato più che espressione di libertà, diventa frustrante testimonianza di un Paese, come il nostro, che ha paura della libertà individuale. Cosa fare? Vi rivolgo l’appello del dottor Veronesi : "Lancio un vero appello agli italiani. Scrivete il vostro testamento biologico prima che questa legge che lo vanifica entri in vigore. Depositatelo dal medico o da un avvocato o da un notaio, nominando un fiduciario. All'occorrenza, un buon magistrato potrà farlo valere. E i medici, com'è loro dovere deontologico, potrebbero decidere di dar seguito alla volontà del paziente. Io l'ho fatto. Avrà un senso se lo faremo in tanti".